Voglio una macchina che duri 20 anni di David Riondino
Voglio una macchina che duri 20 anni che sia sicura ed efficiente
Voglio una macchina che duri 20 anni possibilmente anche 30
e se mi dici che devo cambiare ogni tre anni una macchina nuova
e se mi dici che devo cambiare ogni tre anni una macchina nuova
perché altrimenti chiudono le fabbriche altrimenti il ciclo non si rinnova
io ti rispondo che mi spiace tanto che di sicuro non sono un santo
che un’altra volta starò più attento ma che stasera per intanto canto
che voglio una macchina che duri 20 anni che vada come il vento
una macchina che duri 20 anni e se possibile anche 30
e tu mi dici che non sai che dire che questa crisi dovrà finire
e che c’è il rischio di un grande vuoto e per intanto mi chiedi il voto
e volentieri ti vorrei votare se mi venissi a specificare
che nel programma elettorale c’è dentro un punto fondamentale
ed è una macchina che duri 20 anni senza fermarsi naturalmente
una macchina che duri 20 anni possibilmente anche 30
Disoccupati al dieci per cento cassintegrati licenziamenti
E questi diavoli di cinesi moltiplicati in quaranta mesi
Sarà la fine del consumismo o la ricerca della radice
Sarà la crisi del comunismo o la decrescita felice
Sarà che c’erano i rami secchi che quindi andavano disboscati
Sarà che c’erano troppi vecchi che ai tempi d’oro erano già schioppati
sarà che quando c’è la ricchezza si parla meglio dell’uguaglianza
e invece a vivere senza denaro ci vuole stile e ci vuol costanza
e che nessuno ti viene a dire le cose come stanno marciando
è che la crisi durerà vent’anni e che sta appena incominciando
e che voglio una macchina che duri 20 anni ed abbastanza capiente
una macchina che duri 20 anni per farci entrare la gente
voglio una macchina che dura 20 anni anche fosse di un colore soltanto
Una macchina che duri 20 anni anche fosse mostarda spento
ed è una macchina che duri 20i anni anche 30 chi lo sa
che non la cambio perché devo cambiarla ma la cambio perché mi va
riformate il diritto di famiglia di David Riondino
La gente un tempo moriva prima, a cinquant’anni si era già vecchi
e anche arrivare a quaranta si era vissuto parecchio.
Considerando quelle distanze, è ragionevole immaginare
che più di un paio di grandi amori non ti potevano capitare.
Adesso tutto è cambiato, anche la scienza consiglia
riformate il diritto di famiglia.
Tradir qualcuno a vent’anni è pugnalare alla schiena
La stessa cosa a quaranta a volte ci rasserena
Come è possibile utilizzare sempre la stessa misura
Se cambia il ritmo dei giorni che ci offre madre natura?
E non lo dico per me ma sto pensando a mia figlia
Riformate il diritto di famiglia
E proteggete gli amanti, non fanno niente di male
Ed insegnate dentro le scuole educazione sentimentale
accompagnateli nel praticare tutte le forme della passione
Spiegate come la fedeltà sia ben diversa da una prigione
Per non morire d’amore né a Verona né a Siviglia
Riformate il diritto di famiglia!
Difficilissimo regolarsi nella partita d’amore
E quasi sempre ci si ferisce e molto spesso si muore
L’unica regola probabilmente, oltre ogni male e ogni bene
È riconoscere in chi ci ama quello che non ci appartiene
perchè soltanto nei sogni la vita ci rassomiglia
Riformate il diritto di famiglia.
Antonio Pizzinato e Umberto Galimberti
Che ne sarà del lavoro nel futuro? Cosa si devono aspettare le giovani generazioni e quelle che verranno? Davanti a un pubblico in studio composto esclusivamente da donne in attesa di un figlio, ne parla l’ex Segretario Generale della Cgil, Antonio Pizzinato, ospite di Caternoster domenica 31 ottobre alle 23.35 su Rai3. Un tema, quello del lavoro nel futuro, che si incrocia con quello della situazione economica, e sulla concezione stessa dei sistemi economici di domani. Su questo in collegamento da Londra interviene l’economista Loretta Napoleoni.
A Caternoster, inoltre, il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti, si interroga sul futuro dei sentimenti ma anche su quelle che potranno essere le nuove dipendenze; mentre don Tonio Dell’Olio, presidente di Libera International, si sofferma sul significato del credere.
Tra i contributi dal ‘futuro’, anche quello di Margherita Hack per vedere lo spazio, e di Philippe Daverio per rispondere alla domanda: Quale bellezza ci salverà?
In studio, come sempre, le analisi di Renato Mannheimer, il punto di vista ‘americano’ di Antonio Di Bella, la colonna sonora di David Riondino e le incursioni di Antonio Cornacchione.
Con la puntata di domenica 31 ottobre, “Caternoster” chiude la sua prima, positiva stagione, in attesa di tornare nel palinsesto primaverile di Rai3.
i ‘pretacci’ : don Tonio Dell’Olio
Nato a Bisceglie (BT) il 6 febbraio 1960, responsabile Libera International, sacerdote della Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, fra il 1985 e il 1993 ha avuto modo di collaborare con don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi.
È stato cappellano del carcere di massima sicurezza di Trani (BA). Ha operato in quartieri segnati da degrado e marginalità come i Quartieri Spagnoli di Napoli, dedicandosi ai minori e al recupero dei tossicodipendenti, anche attraverso la fondazione del Centro Giovanile Metropòlis a Bisceglie.
È stato cappellano del carcere di massima sicurezza di Trani (BA). Ha operato in quartieri segnati da degrado e marginalità come i Quartieri Spagnoli di Napoli, dedicandosi ai minori e al recupero dei tossicodipendenti, anche attraverso la fondazione del Centro Giovanile Metropòlis a Bisceglie.
Diventato coordinatore di Pax Christi nel 1993, è stato tra i promotori di molte campagne, attività e iniziative sui temi dell’economia di giustizia e del disarmo. Ha coordinato, tra le altre, la mobilitazione per la difesa della legge 185/90 per il controllo del commercio delle armi, è stato portavoce della Campagna per la pace in Sudan, ha promosso la Rete Disarmo e tra i promotori della Campagna Italiana contro le Mine. Ha organizzato incontri e momenti di dialogo tra rappresentanti di diverse tradizioni religiose come contributo delle fedi alla costruzione della pace, fra cui il forum Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo tenutosi a Bari nel dicembre 2005. Ha contribuito all’organizzazione di molte mobilitazioni in difesa dei diritti umani, contro la guerra e per il disarmo. Come membro della Tavola della Pace, ha contribuito a organizzare le edizioni dell’Assemblea dell’ONU dei popoli e la Marcia per la pace Perugia-Assisi dal 1993.
Come responsabile dell’area internazionale di Libera, partecipa spesso a incontri internazionali anche presso le istituzioni comunitarie europee e presso leNazioni Unite (in particolare l’agenzia United Nations Office Drugs and Crime) dove Libera ha lo status consultivo. In questo contesto ha tenuto una relazione sul contributo della società civile nel contrasto alla criminalità organizzata. Ha promosso la costituzione di una rete europea di organizzazioni di società civile contro le mafie denominata FLARE Freedom Legality And Rights in Europe .
Dell’Olio ha pubblicato:
Parola a rischio: alla scuola di Bartimeo (2005, Edizioni Paoline), pubblicato anche in Francia col titolo A l’ecole de Bartimee
PACE nella collana Le parole delle fedi (2009, EMI).
PACE nella collana Le parole delle fedi (2009, EMI).
l’amico americano, 24 ottobre
Gli ultimi padrini Un rapporto dell’FBI rivela che le associazioni mafiose piu’ pericolose negli Stati Uniti sono russe, nigeriane, cinesi e dell’est Europa. La vecchia mafia italoamericana ha perso molti colpi ma non è ancora morta. Tutt’altro. La morte nel 92 di John Gotti (soprannominato Teflon Don per la sua capacità di sfuggire alle condanne) sembrava aver posto fine alla dinastia della famiglia mafiosa dei Gambino a New York. Ma nell’aprile del 2010 la magistratura americana ha condannato un suo epigono, Daniel Marino: controllava un traffico di prostituzione minorile. Con tanti saluti a chi ancora crede nellla favola dei valori mafiosi sul rispetto di famiglia, donne e bambini.
Terroni d’America La parodia del terrunciello resa famosa da Abatantuono potrebbe essere tradotta comodamente in americano. Se andate su youtube e cliccate su USACALIFORNIAACCENT potete vedere e sentire la presa in giro dei diversi accenti regionali americani. Ce ne sono addirittura 5 secondo una mappa dettagliata: nord est (il piu’ sofisticato) new york, nord, ovest e sud. Aprire la bocca vuol dire essere catalogati immediatamente. A qualsiasi latitudine.
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